Nella mia vita ho impressi profondamente nel cuore alcuni momenti felici: il mio matrimonio, la nascita di mio figlio, il mio battesimo alla fontanina della Torre e la vittoria della mia contrada.
Io non sono senese di nascita, ma la contrada e il Palio mi sono entrati nel sangue, provo le stesse cose che prova un senese: amo la mia contrada, gioisco e soffro per le vicissitudini paliesche che deve affrontare, la vivo tutto l’anno.
Forse il 2005 era l’anno destinato ad essere ricordato per la vittoria della Torre, la quarantaquattresima vittoria dopo quarantaquattro anni.
Ricordo il momento dell’assegnazione come se lo stessi vivendo ora.
Come per tutte le Carriere, anche il 13 Agosto 2005, dopo aver visto nella mattinata le prove in Piazza, l’assegnazione la seguo da casa in televisione, durante il pranzo.
Ormai, dopo 5 anni di vita a Siena, sono nati all’interno della mia famiglia dei riti che in occasione del Palio vengono rispettati, sempre che il lavoro lo permetta.
Squillano le chiarine, inizia l’imbussolamento dei numeri dei barberi e dei nomi delle contrade, incomincia l’assegnazione dei barberi.
Ci precedono Leocorno, Lupa, Istrice, Selva, Montone, mentre tra i cavalli già assegnati si sperava in Brento, che avevamo già avuto a Luglio 2004, e Alesandra, già avuta nel 2001 al suo esordio in Piazza, ma vincitrice nell’Agosto del 2004.
Lui, Berio, il barbero che sognavamo come risolutore delle nostre pene era contrassegnato con il numero 5.
Viene estratta la ghiandina che segnala il barbero in assegnazione, il Sindaco la legge: «Numero 5».
Viene estratta la ghiandina con il nome della contrada, il sindaco si appresta a leggerla, ma le telecamere stanno inquadrando i cinque barbareschi che attendono speranzosi.
Mirko, il nostro barbaresco, allunga lo sguardo verso quel piccolo biglietto e prima ancora che il sindaco pronunci il nome della contrada che avrà in sorte Berio, carica il suo forte braccio e impugnando il nerbo, mentre nella Piazza riecheggia: «Torre», scarica quattro nerbate di gioia, di sfogo, di rabbia repressa sul palco allestito davanti al Palazzo Comunale.
Si, è proprio lui, Berio, ad arrivare nella nostra stalla.
Nella Piazza scoppia un pandemonio, torraioli che si proiettano in massa ad abbracciare Mirko, altri torraioli che si abbracciano tra di loro versando lacrime di gioia. Erano anni che in Salicotto non arrivava un barbero così.
In casa, io e Chiara, seduti a tavola rimaniamo senza parole.
Forse inconsciamente, abituati a vedere certi bomboloni finire altrove, le prime parole che riusciamo a dire sono: «Ma tu guarda questi buconi (fortunati in senese), sempre agli altri certe fortune». Finiamo a malapena la frase che afferriamo a pieno cosa è accaduto.
Berio è arrivato in Salicotto, il miglior barbero tra i dieci è stato assegnato a noi, proprio a noi.
Che sia un segno del destino? Che sia lui il cavallo destinato a entrare nella storia per aver riportato la vittoria nella Torre.
Nella bolgia di casa, dove io e Chiara esultiamo trattenendo le urla di gioia visto che il nostro bimbo di un anno dorme, incominciamo a sperare fortemente in qualcosa di unico, di magico.
Non c’è niente da fare, abbiamo fatto troppo casino, Federico s’è svegliato e, abbracciato da me e Chiara, si guarda spaesato, piangendo, tentando di capire cosa stia avvenendo.
Ora, con Berio nella stalla, manca solo chi lo possa condurre sicuro verso il trionfo.
Alla sera arriva a condurre Berio, l’unico fantino che abbia capito come guidarlo tra le mille insidie di una corsa in Piazza.
I giorni che precedono il Palio sono una sofferenza e al tempo stesso dei giorni di festa.
Erano anni che nella Torre non si respirava questo clima e tutto grazie ad un cavallo, grazie a Berio.
Più di una volta il suo sguardo ha incrociato il mio, come quello di altri torraioli, che a lui affidavamo le nostre speranze.
Ogni volta gli sussurravo di non deluderci, di farci sognare così come aveva fatto sognare altri contradaioli.
Lo seguivo durante le prove, per capire come stava, per vedere come affrontava le curve, i tratti di allungo davanti al Palazzo Comunale o davanti a fonte Gaia.
Il pomeriggio del 16 Agosto 2005 ero lì, allo steccato vicino alla mossa, nella speranza di poter vivere da vicino un momento memorabile. E così è stato.
Il suo possente galoppo era sospinto dalle nostre urla, dalle nostre forze, dalla nostra speranza.
In ogni curva che facevai c’eravamo noi a sorreggerlo, per evitare che cadesse, specialmente alla prima curva di San Martino, dove, disegnando una traiettoria impossibile, al limite delle possibilità di ogni cavallo, ha costruito il suo trionfo.
Ho seguito l’arrivo di Berio e di Trecciolino prima seduto e poi in piedi sullo steccato, li ho visti sfrecciare alla mia destra lasciando dietro di loro tutti, lasciando dietro di loro i quarantaquattro anni di sofferenza che la Torre ha dovuto sopportare.
Dallo scoppio del mortaretto non l’ho più visto, nella bolgia della vittoria non sono riuscito ad avvicinarlo per abbracciarlo, per saltargli addosso dalla gioia.
Berio l’ho rivisto la sera della Cena della Vittoria, il 9 Ottobre del 2005.
Lui era nel suo box, allestito davanti al palco dei dirigenti.
Tutti erano lì per coccolarlo, per fargli la giusta e doverosa festa, in quel pomeriggio di Agosto, con il suo possente galoppo in poco più di 1 minuto e 15 secondi ha cancellato 44 anni di tristezza.
Io, con Federico in braccio, mi reco a trovarlo, a fargli due carezze, ma lui, visto il caos che ha intorno è un po’ nervoso, mi riprometto di andarlo a trovare con calma.
Nel 2006 è stato escluso da entrambi i Palii, un problema alle zampe anteriori, gli ha fatto chiudere anticipatamente la carriera, una carriera trionfante.
Su sei Palii disputati ne ha vinti quattro e il migliore è stato l’ultimo, quello nella Torre.
Sono passati un bel po’ di giorni, un anno più qualche giorno, e visto il destino di Berio, di pensionato di lusso, parlo con un’amica e riesco a contattare il padrone di Berio.
Ma che dico padrone, il papà di Berio, si perché per Marcello Roti, Berio è come un figlio.
Il desiderio mio e di Chiara era quello di poter incontrare almeno una volta il nostro amato barbero.
E così alla fine di Agosto del 2006 ci rechiamo a casa della famiglia Roti.
La signora Viviana ci accoglie come se fossimo vecchi amici e ci porta da lui.
Ed eccolo, già alle prese con le coccole di altri ragazzini, venuti a trovarlo in un pomeriggio molto assolato della fine di Agosto del 2006.
Ovviamente le foto si sprecano, è da immortalare questo piccolo momento di gioia, e lui finisce in men che non si dica l’intero sacchetto di carote.
Oggi, in questa fredda giornata di Novembre, ho deciso di raccontarvi chi è e cosa è stato per me Berio, cavallo glorioso.
Il suo muso , i suoi occhi, la sua stella bianca sulla fronte, rimarranno per sempre nel mio piccolo cuore.
Grazie Berio per ciò che ci hai donato.
|